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Nel settore finanziario il Journey to Cloud è ormai una leva che attraversa l’intero sistema informativo. Infrastruttura, applicazioni, dati e processi di delivery devono evolvere insieme per rendere i servizi più scalabili e aumentare la capacità di cambiamento. La scelta non riguarda quindi soltanto la destinazione dei workload: riguarda il modello operativo con cui le Istituzioni finanziarie progettano, gestiscono e rendono resilienti i propri servizi digitali.
Il percorso procede con velocità differenti, perché le priorità dipendono dalla criticità dei processi, dalle integrazioni con il patrimonio esistente e dai requisiti di continuità operativa. Il cloud trova spazio nei domini in cui può sostenere rapidità di rilascio, capacità elaborativa e aggiornamento continuo; i sistemi più sensibili mantengono spesso componenti on-premise. Da qui nasce l’esigenza di un disegno architetturale comune, capace di far dialogare ambienti diversi senza aggiungere costi e complessità.
Il valore del cloud emerge quando la migrazione è inserita in una roadmap di modernizzazione. Portare un’applicazione su una nuova piattaforma, senza intervenire su dipendenze, integrazioni, dati e processi di delivery, lascia invariati i vincoli del legacy. Le priorità diventano quindi la modularità applicativa, l’automazione dei rilasci, l’osservabilità dei servizi e una gestione coerente delle interfacce tra sistemi.
Questa evoluzione richiede di collegare scelte tecnologiche e obiettivi di business. La roadmap cloud deve chiarire quali servizi modernizzare, con quali livelli di controllo e secondo quali metriche di performance, continuità e costo. In questa prospettiva, il cloud diventa una foundation per rafforzare i servizi esistenti e sviluppare nuove capacità digitali, dati e analytics.
La fase ibrida è ormai strutturale. Alcuni servizi avanzano più rapidamente sul cloud, mentre processi e sistemi ad alta criticità restano ancorati a contesti on-premise. Questa compresenza risponde a esigenze concrete di tracciabilità, sicurezza, integrazione con le piattaforme storiche e controllo sulla continuità dei servizi.
Il punto di attenzione è la gestione dell’interdipendenza tra ambienti. Le evidenze Cetif mostrano che, quando cloud e on-premise convivono nello stesso processo, aumentano le complessità di integrazione, monitoraggio e orchestrazione. Serve quindi una governance end-to-end: visibilità sulle dipendenze applicative, responsabilità chiare, standard di integrazione condivisi e procedure di ripristino che coprano l’intero servizio. Senza questi presìdi, la stratificazione tecnologica può produrre nuovi costi operativi e rallentare l’evoluzione.
L’adozione è più avanzata nei canali di accesso. Il 45% delle Istituzioni risulta cloud-oriented sui principali applicativi di front-end, dove scalabilità e velocità di rilascio incidono direttamente sull’esperienza del cliente e sulla capacità di evolvere i servizi digitali. I canali possono così beneficiare più rapidamente di componenti riusabili, aggiornamenti continui e maggiore flessibilità nella gestione dei picchi di domanda.
Nelle operations il percorso è più cauto: il 35% delle Istituzioni è cloud-oriented sui principali applicativi di back-end. L’integrazione con i sistemi core, il governo del dato e i requisiti di sicurezza richiedono percorsi di migrazione più strutturati. Per questi domini la scelta architetturale deve tenere insieme efficienza, resilienza e controllo, evitando che il miglioramento locale di una componente aumenti la fragilità dell’intero processo.
La valutazione degli esperti per il 2026 conferma una trasformazione a geometria variabile. IT guida il percorso, con elevata readiness e gli investimenti più consistenti: il cloud è già una leva per modernizzare infrastrutture e applicazioni. Cybersecurity e Advanced Analytics & AI esprimono il maggiore impatto potenziale, ma presentano una readiness ancora da consolidare; competenze, integrazione dei dati e presìdi di sicurezza più maturi sono condizioni essenziali per tradurre il potenziale in risultati.
Digital Insurance Claims, Corporate Banking & SME ed ESG Sustainable Finance mantengono invece una posizione più follower, con adozione graduale e investimenti contenuti. Il dato suggerisce che il Journey to Cloud non procede in modo uniforme tra le funzioni: la priorità è individuare per ciascun dominio il giusto punto di equilibrio tra impatto atteso, maturità organizzativa e capacità di governo.
Il Journey to Cloud coinvolge direttamente sicurezza, continuità operativa, gestione delle terze parti e controllo dei dati. La scelta del provider assume quindi una valenza architetturale e di rischio: concentrare una quota rilevante dei workload su un unico fornitore può semplificare l’avvio, ma aumenta la dipendenza e riduce i margini di scelta nel tempo.
Modelli multi-cloud e multi-provider aiutano a mitigare il rischio di lock-in quando sono sostenuti da una strategia chiara. Portabilità dei workload, interoperabilità, governance dei dati, requisiti contrattuali e piani di uscita devono essere definiti fin dall’avvio del rapporto con i fornitori. L’obiettivo è mantenere reversibili le scelte critiche e dimostrare la resilienza dei servizi, anche in presenza di interruzioni o cambiamenti nel perimetro di sourcing.
La governance cloud comprende anche l’attribuzione dei costi. Il modello a consumo rende la spesa più dinamica e richiede al CIO di costruire una catena di trasmissione chiara dal processo al servizio, dall’applicazione alla funzione e all’utente. Rendere visibile questa relazione consente di attribuire correttamente i consumi, confrontare valore e costo dei servizi e intervenire sulle risorse sottoutilizzate o sovradimensionate.
FinOps porta questa disciplina nella gestione ordinaria, creando un linguaggio comune tra IT, finance e business. Il controllo non si limita alla verifica della spesa a consuntivo: entra nelle decisioni di architettura, nel dimensionamento delle risorse e nella pianificazione della capacità. Debito tecnico, competenze interne, sicurezza e compliance pesano oggi meno sui processi IT rispetto al passato, segnalando una maggiore capacità di governare la trasformazione; restano tuttavia presìdi essenziali per consolidare i risultati.
Il cloud crea valore quando aumenta la capacità di evolvere senza perdere controllo su dati, dipendenze e costi. Per le Istituzioni finanziarie, integrare, orchestrare e governare gli ambienti ibridi significa trasformare la migrazione in una capability durevole, a sostegno della resilienza e dell’innovazione.
Fonti Cetif utilizzate: CIO Strategy HUB, Research Insight 2025; Advanced Analytics & AI HUB, Research Insight 2025; Cetif Digital Trends 2026.