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Milano, 10 giugno 2026 - L’Intelligenza Artificiale nel settore finanziario italiano ha superato la fase sperimentale e sta entrando in una nuova dimensione operativa. È quanto emerge dalla ricerca Cetif - il Centro di Ricerca su Tecnologie, Innovazione e Servizi Finanziari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che fotografa un mercato in forte accelerazione, ma ancora alle prese con importanti sfide organizzative e regolatorie.
I numeri, elaborati dall’Hub di Ricerca Cetif Advanced Analytics & AI e presentati oggi al Cetif Summit, evidenziano che il punto di partenza della trasformazione è il dato. Oltre l’80% delle informazioni presenti nelle organizzazioni finanziarie è costituito da contenuti non strutturati, come e-mail, contratti e documenti, storicamente difficili da valorizzare. L’AI consente oggi di rendere accessibile questo patrimonio, trasformandolo in leva decisionale e operativa.
Tre stadi, una stessa direzione: la maturità dell’AI
Un’evoluzione che segna il passaggio da soluzioni di supporto a veri e propri sistemi capaci di gestire attività complesse in autonomia controllata.
Le applicazioni sono sempre più diffuse e trasversali. L’AI trova spazio:
Readiness in crescita, ma infrastrutture e competenze frenano
I segnali di maturità del mercato sono evidenti anche nei dati:
Accanto alla tecnologia, emerge con forza il tema delle competenze e dei modelli organizzativi, considerati sempre più centrali per sostenere l’adozione.
Governance: il vero nodo strategico
Il principale limite allo sviluppo dell’AI nel settore finanziario non è più tecnico, ma di governo. La ricerca evidenzia che il 47% delle istituzioni individua nella Governance dell’Agentic-AI un tema separato, non raccordato con i presidi esistenti.
I numeri confermano questo ritardo:
L’entrata in vigore dell’AI Act europeo rende questo gap ancora più rilevante, soprattutto perché molti casi d’uso, dal credit scoring all’AML, rientrano tra quelli classificati ad alto rischio.
“L’Intelligenza Artificiale nel settore finanziario italiano è entrata in una fase di maturità: non parliamo più di sperimentazioni isolate, ma di applicazioni sempre più integrate nei processi core delle organizzazioni. – spiega Federico Rajola, Direttore Cetif e Professore Università Cattolica del Sacro Cuore - Il vero salto oggi non è solo tecnologico, ma organizzativo e culturale. La sfida principale riguarda la capacità di governare queste soluzioni in modo efficace, soprattutto in un contesto in cui molte applicazioni sono classificate ad alto rischio dal regolatore”.
La ricerca è stata presentata durante il Cetif Summit che si è tenuto oggi a Milano presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. All’evento, che ha visto la partecipazione di quasi mille professionisti e manager del settore (tra presenze on e offline), sono intervenute le più importanti istituzioni finanziarie presenti in Italia. L’evento è stato realizzato in collaborazione con Accenture, DGS, IBM, Reply e ServiceNow.