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Asset tokenizzati. Ovvero trasformati in contratti digitali scambiabili su blockchain, capaci di trasferire in modo sicuro e trasparente diritti di proprietà — senza bisogno di notai e con costi contenuti. È lo stesso meccanismo che ha alimentato, nel mondo dell’arte digitale, il fenomeno speculativo dei token non fungibili (Nft). Ma la vera frontiera è un’altra: impiegare questi strumenti per rappresentare titoli di proprietà legati a beni tangibili. Quote azionarie, frazioni immobiliari, diritti reali.
Ne abbiamo parlato con Chiara Frigerio, vicedirettrice del Centro di Ricerca in Tecnologie, Innovazione e Servizi Finanziari dell’Università Cattolica (Cetif).
Professoressa, il nostro mercato è pronto per la tokenizzazione?
Direi che ci sono luci e ombre. La tokenizzazione è un processo che richiede tempo, quindi siamo ancora nel mezzo di questo cambiamento. Alcuni mercati sono più pronti: ad esempio quello statunitense, che come sempre sull’innovazione finanziaria detta un po’ le regole. Anche l’Asia è avanti, mentre l’Europa si sta preparando, soprattutto dal punto di vista normativo. In Europa partiamo sempre dalla regolamentazione, e infatti sono stati chiariti diversi aspetti: cosa sono i token, in particolare i security token, quali norme si applicano, e soprattutto è stata fatta una distinzione netta tra token e criptovalute. Siamo anche all’avanguardia con varie sperimentazioni. Mancano però ancora alcuni passaggi, anche a livello di incentivi — probabilmente fiscali — ma ci stiamo muovendo rapidamente.
Dal punto di vista dell’investitore finale, quali vantaggi concreti può offrire la tokenizzazione?
La tokenizzazione promette — e in parte già realizza — una maggiore liquidità dei portafogli, rendendo più agevole investire e disinvestire in tempo reale. Parliamo del cosiddetto delivery versus payment: nel momento in cui si effettua un pagamento, si ottiene immediatamente l’asset in portafoglio, senza dover attendere i tempi operativi tradizionali. Un altro vantaggio è l’operatività continua, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per 365 giorni all’anno. Inoltre, si possono tokenizzare anche asset reali, legati all’economia reale.
Quindi in futuro non avremo solo azioni e obbligazioni in portafoglio, ma anche real estate o asset legati alle passioni personali?
Esatto. È probabile che gli investitori potranno integrare nei loro portafogli anche interessi personali: real estate, diritti di voto, diritti reali su beni materiali. Per esempio, si potranno detenere piccoli diritti su ambiti legati a passioni individuali: diritti sportivi, diritti sulla musica, su contenuti di intrattenimento. E credo molto anche nella possibilità di tokenizzare asset attualmente illiquidi, come le PMI. È un tema rilevante, soprattutto per il made in Italy, che grazie a questa tecnologia potrebbe essere valorizzato in modo nuovo. Questo rientra anche nella grande strategia dell’Unione Europea, con la Savings and Investments Union: è coerente con la necessità di far fluire i capitali verso le nostre piccole e medie imprese.
Ultima domanda sull’intelligenza artificiale, che è considerata un cambiamento epocale per molti settori. Nella finanza si stanno già vedendo applicazioni interessanti?
Assolutamente sì. Abbiamo appena condotto un’indagine con Consob sui wealth manager che seguono la clientela di fascia alta. Abbiamo scoperto che circa il 10% di loro già utilizza l’intelligenza artificiale, anche se non si tratta ancora di AI generativa generalista e non è ancora stata fornita direttamente dalle loro organizzazioni. Questo significa che c’è una forte esigenza. L’intelligenza artificiale può aiutare a sintetizzare informazioni, costruire collegamenti, aggiornarsi rapidamente. Naturalmente serve una AI controllata, perché si tratta di una tecnologia probabilistica, non deterministica — quindi può anche sbagliare. Ma credo che sarà proprio l’intelligenza artificiale la tecnologia che, più di altre, ci farà fare un salto in avanti. In particolare, in questo settore: quello della consulenza. Aiuterà i consulenti a servire meglio i clienti, a conoscerli più a fondo, e a realizzare davvero quella goal-based advisory di cui si parla molto qui al Salone. Ed è forse proprio ciò di cui i nostri clienti hanno più bisogno,