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Si fa un gran parlare di blockchain, ma in pochi hanno capito a cosa serve. Eppure la finanza ne sta uscendo rivoluzionata. Con essa i depositi bancari, le transazioni commerciali, gli atti notarili. Ci siamo fatti aiutare da un’esperta, Angelica Finatti, direttore commerciale e marketing di Fideiussioni Digitali, spin-off di Cetif Advisory, dove guida l’espansione di soluzioni digitali per il settore bancario ed assicurativo. Abbiamo provato a tradurla in parole semplici, perché questa tecnologia sta cambiando il mondo del credito, le compravendite, basandosi sul concetto di «fiducia» certificato da una rete in cui è sempre possibile vedere qualsiasi modifica.
Partiamo dalle fidejussioni. Si tratta di uno strumento che offre una garanzia finanziaria, spesso tramite banca o assicurazione, per assicurare l'adempimento di un'obbligazione da parte di un'altra persona o azienda. In pratica, se il debitore principale non paga, il garante (fideiussore) si fa carico del debito. Perché la Blockchain sta diventando fondamentale? A tal proposito è utile parlare di notarizzazione. «Significa registrare un documento in modo univoco e immutabile su una rete condivisa, appunto, la blockchain. Una volta inserito, quel documento non può più essere alterato o duplicato in maniera fraudolenta. Per fare un paragone, immaginiamo un fossile impresso nella roccia: unico, irripetibile. Possono esistere altri fossili simili, più grandi o più piccoli, ma nessuno sarà mai identico. Allo stesso modo, una fideiussione notarizzata in blockchain diventa una traccia digitale indelebile, consultabile in ogni momento da chiunque abbia il diritto di verificarne l’autenticità», spiega Finatti.
Il vantaggio è chiaro: trasparenza totale, assenza di ambiguità e protezione strutturale dalle frodi. «Questa tecnologia è già integrata nei processi di banche e compagnie assicurative per garantire che le fidejussioni siano sempre autentiche, tracciabili e sicure. Pensate a cosa significa per un’azienda o per un privato: poter verificare in pochi secondi se una garanzia è reale, senza timori di contraffazioni. Con la notarizzazione in blockchain, la fiducia non è solo una parola: è un dato certificato», aggiunge Finatti.
La blockchain può applicarsi anche ai depositi bancari, grazie alla tokenizzazione. «Immaginiamo di avere un sacchetto di caramelle. Possiamo venderlo intero o decidere di venderne le singole caramelle, una per una. Quale scelta potrebbe generare più profitto? La risposta è intuitiva: vendendo singolarmente le caramelle. La tokenizzazione funziona in modo simile: è il frazionamento di un bene in parti più piccole, ognuna delle quali può essere scambiata o ceduta separatamente, generando valore. La differenza è che, nel mondo della tokenizzazione, tutto avviene in forma digitale», spiega Finatti.
Traslando questo concetto ai depositi bancari significa che «il denaro che abbiamo su un conto corrente, se “tokenizzato”, diventerebbe una rappresentazione digitale trasferibile in tempo reale, senza attese e senza passare per i tradizionali intermediari. Tornando alle caramelle: sarebbe come poter incassare immediatamente i soldi di ogni caramella venduta, senza dover aspettare il conteggio finale o passare da una catena di passaggi che riducono il nostro guadagno», chiarisce Finatti.
In Germania le principali banche e industrie hanno sperimentato proprio questo modello con la CBMT – Commercial Bank Money Token – un circuito bancario privato che semplifica le transazioni, accelera i tempi e offre un controllo più diretto rispetto ai circuiti tradizionali di bonifici e pagamenti. «Pensate se questo approccio fosse applicato, ad esempio, al pagamento degli stipendi aziendali: accrediti istantanei, a costo ridotto, con tracciabilità totale. Non siamo poi così lontani da questo scenario», dice Finatti.
Un altro esempio utile sono i bond digitali. «Immaginiamo un’obbligazione tradizionale come una lettera ufficiale: per consegnarla e farla riconoscere servono più passaggi, uffici e timbri, con tempi e costi inevitabili. Un bond digitale è la stessa lettera, ma inviata e registrata in modo sicuro e certificato su una rete digitale condivisa – la blockchain – dove ogni passaggio è tracciato e avviene in tempo reale», spiega Finatti.
Cassa Depositi e Prestiti ha emesso l’anno scorso un bond su blockchain: 25 milioni di euro, cedola fissa, regolamento immediato grazie a un collegamento diretto tra la blockchain e il sistema di pagamenti della Banca Centrale, attraverso la tecnologia TIPS Hash-Link. «Tempi drasticamente ridotti, meno passaggi intermedi, maggiore trasparenza e la possibilità di verificare in qualsiasi momento l’esistenza e la validità del titolo», chiude Finatti.