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    Fintech. In pole i pagamenti ma avanza il regtech
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    L’analisi del Cetif rivela realtà ancora piccole, ma crescono attori e investimenti.

    Nonostante le sfide causate dalla pandemia, il 2021 è stato un anno di crescita per il mercato del fintech in Italia. Secondo la rilevazione del Cetif Fintech Outlook il settore dei pagamenti continua a trainare il mercato (8%), seguito dalle neo Bank (+6%), il regtech (+3%) e il lending (+3%).

    Nel settore dei pagamenti accanto alla rivoluzione apportata dalla Psd2 – commenta il Professor Federico Rajola, direttore del Cetif – assistiamo all’arrivo di nuovi operatori, all’allargamento alla Cyber-security, a nuove modalità di pagamento connesse con l’espansione dell’ecommerce dove si muovono e proliferano nuove fintech». L’altro settore che ha registrato un grande balzo in avanti è quello del regtech (da regulation e technology), ovvero l’impiego da parte delle aziende di strumenti tecnologici a supporto delle procedure di adeguamento, conformità, rispetto di norme, regolamenti, leggi, reportistica. «Mi aspetto che la crescita continui per questo settore – aggiunge Rajola – perché essendo molto regolato il costo degli adeguamenti normativi favorisce una maggiore digitalizzazione che semplifica i processi. Pensiamo a tutto il mondo delle banche e delle assicurazioni sottoposto alle verifiche antiriciclaggio, a processi regolamentari e di audit, oltre che potenziali rischi operativi, che coinvolgono anche le imprese municipalizzate. In questo campo mi aspetto tanti investimenti e tanti progetti nuovi proprio per iniziativa di start up» .

    La maggior parte delle fintech operanti in Italia è ancora di piccole dimensioni e ha un capitale sociale limitato inferiore ai 100mila euro. Tuttavia, rispetto al 2021, sono in aumento quelle con capitale sociale superiore ai 100mila euro (+6,5% ). La maggior parte delle fintech analizzate, inoltre, ha dichiarato di avere un numero di soci inferiore a dieci. Tuttavia, si registra una crescita dei 7,43% rispetto al 2021 di società con numero di soci superiore a 11 grazie all’arrivo di investitori privati. Il valore degli investimenti è ancora limitato ma nel 2022 è stata registrata una crescita dell’ii,37% sul 2021 delle fintech che hanno ricevuto investimenti per oltre un milione di euro. Più del 55% dei fondi proviene da investitori privati, per lo più italiani, percentuale che testimonia ancora una bassa maturità del mercato istituzionale presente prevalentemente attraverso venture capital italiani(+11,04% rispetto al 2021) e incubatori privati, cioè strutture che consentono di sviluppare il progetto della start up (+10,64% rispetto a1 2021).

    La maggior parte delle fintech italiane sono pronte per l’internazionalizzazione: il 43% ha una strategia ben definita e il 52% è in stato di definizione. «L’Europa è il mercato prevalente di sbocco – conclude Rajola -, il mondo della tokenizzazione e quello legato alle cripto asset, che all’estero è cresciuto parecchio in Italia è ancora indietro ma è immaginabile che questo processo investa in un futuro non lontano anche l’Italia e abbia degli effetti sul settore del wealth management che fino a oggi ha puntato quasi tutto sulla relazione fisica tra cliente e intermediario». Secondo l’esperto, l’altra frontiera di innovazione che consentirà anche a chi non nasce fintech di aprirsi a questo mondo è quello legato allo sviluppo delle Neobanks e a chi propone modelli di bank as service.

    Lucilla Incorvati

    Il Sole 24 Ore – Plus24

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